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Il nostro Cesare: un artista in Paradiso

6 - 03 - 2026

Il nostro amato Cesarone è volato in cielo 



Il nostro Cesare - Cesarone, Cecio, per i centinaia di amici inaspettati che la vita gli ha regalato – ci ha salutati per iniziare la sua festa in paradiso.
E’ davvero difficile raccontare in poche righe cosa rappresenta il dono di Cesare per la nostra cooperativa e per la storia di tanti di noi. Agli occhi del mondo la sua vita doveva essere solo una vita segnata dal grande mistero della sofferenza psichica, e invece è stata sempre, altrettanto misteriosamente, il seme che ha generato e fatto crescere frutti meravigliosi e inaspettati, per sé e per il mondo.
Sono state le sue domande, il suo desiderio ostinato di vivere una vita piena e autenticamente umana, che ci hanno spinto a scommettere sul primo centro socio-occupazionale, ‘Io mi sono stancato di fare le cose dell’asilo, perché io ho fatto la terza media, voglio lavorare!’ ci aveva detto, e poi a costruire la prima casa - come lo chiamava lui ‘il Nazareno’ di notte, ‘quando costruite il Nazareno di notte?’
E’ stato lui che col suo talento artistico ci ha portato ad iniziare l’avventura con l’outsider Art. E chi l’avrebbe detto che ci avrebbe portati a Montecarlo in smoking per una sua mostra personale.
I segni miracolosi della preferenza di Dio su Cesare sono stati davanti ai nostri occhi per tutta la sua esistenza, e oggi non possiamo che essere grati per il dono della sua vita, grati a lui per averci indicato, magari senza esserne consapevole, dove dovevamo gettare le nostre reti, per poterle raccogliere piene.
 
Ricordo di Sergio Zini, Presidente della cooperativa, per la scomparsa del suo amico Cesare
'Mi ricordo bene la prima volta che ho visto Cesare: è sceso da una Panda bianca, imponente e un po’ minaccioso, a una settimana dal suo venticinquesimo compleanno, accompagnato dal papà e da un’infermiera del CSM di Mirandola. Da allora è iniziato un rapporto fatto di fiducia conquistata nel tempo, tra momenti burrascosi e altri sorprendentemente divertenti.
Dopo alcuni anni al Centro Emmanuel, il suo desiderio di lavorare è diventato sempre più insistente. È per lui che abbiamo avviato ciò che oggi è l’Atelier Manolibera, passando anche dalla Cooperativa Nazareno Work, di cui è stato socio fondatore. Questa notizia mi colpisce profondamente: Cesare è stato l’ispiratore di molte attività della Cooperativa, spesso nate dai suoi desideri più autentici, come quello di stare bene e di avere una casa tutta per sé. Non sopportava più di vivere in famiglia; a volte mi telefonava nel cuore della notte, prendeva la corriera da San Possidonio anche nei festivi e vagava per Carpi cercando il Nazareno.
La sua presenza era imponente, fisicamente e caratterialmente, e ha messo alla prova un’intera generazione di operatori. Ma da lui ho imparato moltissimo: posso dire che la mia formazione più importante è nata proprio dal rapporto con Cesare, così come quella di tanti operatori che hanno fondato l’identità della Cooperativa.
Un episodio lo racconta meglio di tanti discorsi: il giorno dell’inaugurazione di Casa Santa Teresa, preparata per lui e per un altro ospite. Aveva uno sguardo pieno di gratitudine e mostrava con orgoglio ai visitatori la sua camera, sentendo quella casa davvero come sua. Fu una svolta: lì diventò più tranquillo, più trattabile e più disponibile all’ascolto.
Parallelamente iniziò la sua esperienza artistica nell’Atelier Manolibera, sostenuto dalla pazienza degli operatori. Grazie all’intervento di un esperto d’arte ne scoprimmo il grande valore: da lì iniziò una vera carriera, con partecipazioni a mostre di Outsider Art in Italia e all’estero. Sue opere sono oggi conservate in musei, come il Museum of Everything di Londra, il MAD Musée di Liegi, la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e in diverse collezioni private. Ricordo la sua gioia a Montecarlo, quando i suoi quadri furono messi all’asta e acquistati tutti. E anche la sua fierezza durante il ricevimento: in giacca e cravatta, sorseggiava champagne tra le personalità del Principato, consapevole del riconoscimento ricevuto.
Negli ultimi anni la vecchiaia, precoce per i suoi trascorsi, si è fatta sentire. Il bisogno assistenziale è aumentato, e lui ha vissuto questo tempo circondato dall’affetto degli operatori: prima quelli di Casa Santa Teresa, con cui ha condiviso oltre vent’anni, poi quelli di Sant’Ermanno, dove ha trascorso l’ultimo periodo.
Cesare me lo ricorderò sempre così: con quello sguardo sveglio e intenso, che ti fissava in attesa di chiederti qualcosa—qualsiasi cosa—con la certezza che tu potessi aiutarlo a soddisfare un suo desiderio. Ma nello stesso tempo, sempre sicuro che il luogo in cui si trovava fosse davvero il suo luogo, la sua casa. Perché lì c’erano le relazioni che lo avevano accompagnato e sostenuto, lì aveva costruito, passo dopo passo, la sua vita. E questa, per lui, era la vera autonomia.' 
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